Roma, il femminismo saharawi al centro di “Arene Decoloniali”: donne, resistenza e libertà nel Sahara Occidentale
Roma, 12 settembre 2026 – Il ruolo delle donne saharawi nella resistenza, nella difesa dell’identità nazionale e nella lotta per l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale è stato al centro dell’incontro “Resistere ed esistere – Il femminismo saharawi tra muri, mine e libertà”, svoltosi venerdì 11 settembre a Roma nell’ambito della seconda edizione di “Arene Decoloniali – Femminismi”.
L’appuntamento, ospitato al Parco della Torre di Tor Marancia, è stato promosso da Un Ponte Per nell’ambito della rassegna dedicata alle esperienze femministe, anticoloniali e decoloniali provenienti da diverse parti del mondo, in collaborazione con Amnesty International Italia e FiSahara – Festival Internazionale del Cinema del Sahara Occidentale.
All’incontro hanno partecipato Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Debora Del Pistoia, Gianluca Diana, Priscilla Peroni e Giulia Olmi, dando vita a un confronto sulla condizione del popolo saharawi e, in particolare, sul ruolo centrale assunto dalle donne nella storia della sua resistenza.
Le donne saharawi protagoniste della resistenza:
Il dibattito ha offerto l’occasione per approfondire una delle caratteristiche più significative della società saharawi: la forte presenza femminile nella costruzione e nell’organizzazione della vita politica, sociale e comunitaria.
Dalla gestione dei campi dei rifugiati saharawi in Algeria alla difesa dei diritti umani nei territori del Sahara Occidentale sotto controllo marocchino, le donne hanno rappresentato per decenni una componente fondamentale della resistenza e della conservazione dell’identità culturale e nazionale saharawi.
Al centro del confronto sono state anche le conseguenze di un conflitto ancora irrisolto: la divisione del territorio, il muro militare che attraversa il Sahara Occidentale, la presenza di vaste aree contaminate dalle mine e la condizione della popolazione saharawi che continua a vivere nei campi dei rifugiati nei pressi di Tindouf, in Algeria.
L’incontro ha quindi inserito la questione saharawi in una riflessione più ampia sui processi di decolonizzazione, autodeterminazione, diritti delle donne e resistenza dei popoli, mettendo in evidenza come la dimensione femminile sia parte integrante della storia politica e sociale del Sahara Occidentale.
Cultura e memoria: il racconto del Sahara Occidentale:
Tra i partecipanti anche il giornalista, autore e documentarista Gianluca Diana, da anni impegnato nel racconto della cultura, della storia e della causa saharawi.
Diana è inoltre coautore della graphic novel “Mariem Hassan. Io sono saharaui”, dedicata alla vita della celebre cantante e attivista saharawi Mariem Hassan, conosciuta come la “Voce del Sahara” e diventata uno dei simboli culturali più riconoscibili del suo popolo.
Proprio la cultura, la musica e il cinema hanno accompagnato il dibattito politico e sociale durante la serata romana.
Alle 20.30 il programma è proseguito con l’esibizione musicale di Electro Fazzeni, caratterizzata dall’incontro tra sonorità tradizionali saharawi e nordafricane ed elementi di musica elettronica.
Successivamente sono state proposte le proiezioni di “Mariem” di Javier Corcuera, “Toufa” di Brahim Chagaf e del documentario “Solo per farti sapere che sono viva” di Simona Ghizzoni ed Emanuela Zuccalà, opere capaci di raccontare attraverso immagini, testimonianze e memoria alcune delle molte dimensioni della realtà saharawi.
Il Sahara Occidentale nelle “Arene Decoloniali”:
L’incontro dell’11 settembre ha rappresentato uno degli appuntamenti della seconda edizione di Arene Decoloniali, in programma a Roma dal 7 al 13 settembre, con incontri, dibattiti, cinema e momenti culturali dedicati alle lotte delle donne e ai percorsi di liberazione e decolonizzazione in diverse aree del mondo.
La presenza della questione saharawi all’interno della rassegna ha permesso di riportare l’attenzione su un processo di decolonizzazione ancora irrisolto e, soprattutto, sulla voce delle donne saharawi che da decenni partecipano in prima linea alla difesa dei diritti, dell’identità e delle aspirazioni del proprio popolo.
