Spagna, svolta storica sulla nazionalità saharawi: il Congresso approva la legge, ora la parola passa al Senato



Madrid, 11 settembre 2026 – Un passaggio parlamentare di portata storica riapre, a cinquant’anni dal ritiro spagnolo dal Sahara Occidentale, una delle questioni rimaste irrisolte nel rapporto tra la Spagna e il popolo saharawi.

Il Congresso dei Deputati spagnolo ha approvato il 10 settembre il dictamen della proposta di legge per la concessione della nazionalità spagnola ai saharawi nati nel Sahara Occidentale durante l’amministrazione spagnola. Il testo ha ottenuto 168 voti favorevoli, 31 contrari e 145 astensioni, superando così l’esame della Camera bassa e passando ora al Senato. 

Il voto rappresenta un risultato particolarmente significativo per una rivendicazione portata avanti da anni dalla comunità saharawi e da diverse forze politiche e organizzazioni della società civile spagnola.

Chi potrà beneficiare della futura legge:

Il testo approvato dal Congresso prevede una procedura straordinaria di acquisizione della cittadinanza spagnola per carta di natura per i saharawi nati nel territorio del Sahara Occidentale prima del 29 settembre 1977, anche qualora non abbiano la residenza legale in Spagna.

Il testo ufficiale stabilisce inoltre diversi strumenti attraverso i quali potrà essere dimostrato il legame con il Sahara Occidentale sotto amministrazione spagnola, tra cui documentazione spagnola dell’epoca e documenti relativi al censimento per il referendum delle Nazioni Unite.

Una delle novità più rilevanti riguarda anche i discendenti diretti. I figli delle persone che acquisiranno la cittadinanza attraverso questa procedura potranno, alle condizioni stabilite dalla norma, esercitare a loro volta il diritto di opzione per la nazionalità spagnola.

Il provvedimento interviene inoltre sul Codice civile spagnolo, prevedendo per i saharawi e i loro discendenti un periodo ridotto di due anni di residenza legale in Spagna per accedere alla nazionalità attraverso la procedura ordinaria per residenza.

Una votazione dal forte significato politico:

Il risultato del Congresso ha visto il sostegno del PSOE, di Sumar e di gran parte delle forze che sostengono la maggioranza parlamentare, mentre il Partido Popular e Junts si sono astenuti e Vox ha votato contro. 

Tra le protagoniste della lunga battaglia parlamentare figura Tesh Sidi, deputata di origine saharawi di Sumar e prima donna saharawi a sedere nel Parlamento spagnolo.

Durante il dibattito parlamentare, Sidi ha presentato il provvedimento come una restituzione di diritti e della memoria storica del popolo saharawi. Il voto è stato accolto con particolare emozione anche dai rappresentanti saharawi presenti nella tribuna degli invitati del Congresso.

La legge non è ancora entrata in vigore:

Nonostante la portata del voto, è necessario precisare che nessun saharawi può ancora presentare oggi una domanda di cittadinanza sulla base di questa nuova legge.

Il Congresso ha infatti approvato il testo che deve ora proseguire il proprio iter al Senato spagnolo. La Camera alta potrà approvarlo senza modifiche, introdurre emendamenti oppure porre un veto. Negli ultimi due casi il provvedimento dovrà tornare al Congresso per un nuovo passaggio parlamentare. 

Soltanto una volta concluso definitivamente l’iter parlamentare la legge potrà essere pubblicata nel Boletín Oficial del Estado (BOE).

Secondo il testo attualmente approvato dal Congresso, inoltre, la norma entrerà in vigore quattro mesi dopo la pubblicazione nel BOE. Ciò significa che il voto del 10 settembre costituisce un passaggio decisivo, ma non rappresenta ancora la conclusione dell’intero procedimento legislativo. 

Una questione aperta da cinquant’anni:

La vicenda della nazionalità è strettamente legata alla storia della presenza spagnola nel Sahara Occidentale. La Spagna amministrò il territorio fino alla metà degli anni Settanta e comunicò alle Nazioni Unite nel febbraio 1976 la cessazione della propria presenza.

La successiva situazione politica e giuridica ha lasciato aperta per decenni la questione dello status di migliaia di saharawi che avevano vissuto sotto l’amministrazione spagnola e possedevano documentazione rilasciata dalle autorità di Madrid.

La nuova proposta intende intervenire proprio su questa eredità storica, riconoscendo formalmente il particolare legame tra la Spagna e la popolazione del Sahara Occidentale.

Le stime sul numero dei potenziali beneficiari variano: diverse fonti indicano decine di migliaia di persone, con valutazioni comprese indicativamente tra 70.000 e oltre 100.000 saharawi, senza considerare pienamente l'eventuale impatto sui discendenti.

Un voto destinato ad avere conseguenze anche politiche:

L’approvazione arriva inoltre in un contesto particolarmente delicato nei rapporti tra Madrid e Rabat.

Il Marocco rivendica la sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario sostiene il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi e la Repubblica Araba Saharawi Democratica. La questione rimane inserita nel processo di decolonizzazione seguito dalle Nazioni Unite.

Per questo il provvedimento spagnolo potrebbe avere ripercussioni anche sul piano diplomatico. La decisione assume un significato particolare dopo il cambiamento di posizione del governo di Pedro Sánchez del 2022, quando Madrid espresse sostegno alla proposta marocchina di autonomia per il Sahara Occidentale. 

Dal Congresso al Senato: la battaglia non è ancora conclusa

Il 10 settembre 2026 resterà comunque una data significativa nel lungo percorso della rivendicazione saharawi in Spagna.

Per la prima volta il testo ha superato uno dei passaggi parlamentari più importanti e si prepara ora ad affrontare il Senato.

Il risultato è quindi storico, ma non ancora definitivo.

La prossima tappa sarà decisiva: l’esame della Camera alta stabilirà se il testo potrà proseguire senza modifiche verso la promulgazione oppure se dovrà tornare nuovamente al Congresso.

Per migliaia di famiglie saharawi, dopo decenni di attesa, la questione della nazionalità spagnola entra così nella fase conclusiva del suo percorso parlamentare.